R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

3 Giugno 2009

apostrofi e no

Archiviato in: correzione bozze — alessandro @ 3:33 pm
Tags: , , , ,

"waiting for something to do" da Millie Motts su Flickr.com

"waiting for something to do" da Millie Motts su Flickr.com

Chi s’offre soffre.

T’assista il tassista.
È d’istinto distinto.
La distruzione fu d’istruzione:
non desistere, cerca di esistere.
È l’una, sorge la luna
sulla cresta d’una duna.
Nel mare lascia l’ascia
e l’ago nel lago.

(Ersilia Zamponi, I Draghi locopei)

L‘apostrofo è una di quelle cose che a volte provoca dubbi amletici. Senza arrivare ai risultati paradossali della filastrocca della Zamponi, cioè ottenere parole diverse con o senza un apostrofo, quante volte ci siamo trovati a dover decidere: elisione o troncamento? Allora, prima di tutto un non necessario ma utile ripasso: l’apostrofo si segna quando si elimina la vocale finale di una parola che precede un’altra parola che inizia con vocale. La caduta della vocale finale è spesso obbligatoria, basti pensare agli articoli (si dice e si scrive l’ala e non la ala). Attenzione quando scrivete: l’apostrofo non è preceduto né seguito da spazi, sta conficcato tra le due parole.

Elisione, vale a dire caduta della vocale finale sostituita da un apostrofo. Ci può essere elisione solo davanti a parole (di genere maschile e femminile) che iniziano per vocale. L’elisione è in pratica obbligatoria: con gli articoli lo, la, una seguiti da vocale; con le preposizioni articolate formate con la e lo (nello, dalla); con la particella ci quando precede il verbo essere (c’era, c’erano, c’è); con gli aggettivi quello e bello (quell’eremo, bell’affare); con santo (sant’Antonio, sant’Eusebio); in alcuni modi di dire come s’intende, quest’ora, quand’ecco, senz’altro, d’ufficio.
L’elisione è facoltativa in molti casi: gli aggettivi questo e questa (questa opera – quest’opera; questo indice – quest’indice); gli articoli le, gli si possono apostrofare (gl’indigeni, l’armi) così come le relative preposizioni articolate, anche se fare questa scelta può apparire piuttosto desueto.
Un discorso a parte meritano i pronomi personali la, le, li, lo. È sempre necessario fare molta attenzione perché è facile inciampare in ambiguità apostrofandoli e d’altronde sempre più spesso si incontrano le forme non elise come regola. Comunque non si elidono mai i plurali le, li, mentre la si elide spesso davanti a forme verbali composte (l’avevo chiamata ieri, se l’è presa molto per quello scherzo innocente). Lo è il pronome che si elide più spesso: l’osservavo con attenzione, l’ho sentito raccontare a Luca. In generale non si elidono i pronomi personali ci, mi, si, ti, vi.

Il troncamento (o apòcope), è la caduta della vocale finale finale di una parola senza che ciò sia segnalato da un apostrofo. Quello che differenzia nella sostanza elisione e troncamento è che l’elisione si dà solo davanti a parole che iniziano per vocale, mentre il troncamento si dà anche davanti a parole (solitamente di genere maschile) che iniziano per consonante. Possiamo ricordare questa differenza come regola empirica per distinguere i due casi.

L’articolo indeterminativo uno si tronca (si può dire un uomo e anche un tipo, cioè l’ultima vocale cade senza problemi anche se la prima lettera dopo il troncamento è una consonante).

Discorso simile vale per alcuno, nessuno, qualcuno che diventano, ad esempio, non c’è alcun pericolo, nessun ostacolo tra il giocatore e la porta, qualcun altro obbiettò con veemenza. Da notare che al femminile si avrebbero casi di elisione: qualcun’altra, alcun’altra, nessun’altra. Anche quando uno è parte di un numero si procede a troncamento e mai a elisione: ottantun anni, infatti si può scrivere senza problemi ottantun chilometri.

Buono, quale, tale, bene, suora: sono tutti casi in cui si ha troncamento. Ciò risulta chiaro negli esempi con vocale o consonante che seguono: buon pastore – buon esempio; qual sorpresa – qual è; tal quale – tal altro; ben fatto – ben arrivato; suor Teresa – suor Erminia. Fare particolare attenzione a quale che spesso si vede scritto con l’apostrofo, mentre l’unico modo corretto è quello tronco (qual è, qual era…).

Altri troncamenti sono professor, dottor, ingegner… quando sono seguiti dal nome proprio o dal cognome.

Una categoria particolare di troncamenti è quella delle con due consonanti finali (ll, nn, rr) che si scempiano (perdono l’ultima sillaba) davanti a consonante (es. caval donato, fan bene).

Gli aggettivi bello, grande, quello, santo hanno una forma tronca per le parole che iniziano per consonante (bel salto, gran Torino, quel tipo, san Francesco), mentre davanti a vocale abbiamo visto che si elidono.

Alcune parole monosillabe hanno l’apostrofo, ma sono casi di troncamento. Infatti sono parole che, a differenza dell’elisione, non “si attaccano” alla parola che le segue. La parola poco che ha la forma tronca po’ e mai pò; la parola modo che troncata diventa mo’ (a mo’ di).

Anche molti imperativi vogliono il troncamento con l’apostrofo: dare diventa da’ (mentre “dà” è la terza persona singolare dell’indicativo presente); dire diventa di’ (il “dì” con l’accento è invece l’abbreviazione di giorno); fare diventa fa’ (mentre “fà” con l’accento non esiste affatto); stare diventa sta’ (mentre “stà” con l’accento non esiste); andare diventa va’ (e anche “và” con l’accento è sbagliato).

Ancora nessun commento. »

Non c’è ancora nessun commento.

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.