R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

16 ottobre 2008

soldi, soldi, soldi

Filed under: redattori — alessandro @ 5:01 pm
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Osteographia, or The anatomy of the bones

William Cheselden: Osteographia, or The anatomy of the bones

Quanto chiedo per questo lavoro? O meglio: la cifra che mi stanno offrendo vale la pena per il tipo di lavoro? Come mi pagate? Quando mi pagate?

Spesso sono queste le domande con cui, letteralmente, fare i conti, alle prese con bollette, affitti, voglia di viaggiare e imprevisti più o meno belli. E la cosa che c’è da dire e che spesso le risposte non lasciano spazio a contrattazione, presentandosi più o meno come un “prendere o lasciare, tanto appena chiudi la porta c’è un altro che può prendere il tuo posto”. Dura la vita del precario, o se preferite del libero professionista che decida di fare mestiere della propria passione.

Quanto è valutato il nostro lavoro? Domanda a cui io non so ancora rispondere, anche se mi pare che spesso il valore sia preda di variabili quanto meno capricciose. Spesso si tratta di fare i conti con il budget destinato a una pubblicazione, se questo è più alto potrebbe essere meglio retribuito anche il lavoro redazionale; quindi un libro che venderà tante copie potrebbe essere un lavoro ben pagato, ma non penso sia una regola generale.

Uno, due, tre o più euro a cartella o a pagina, per uno o due o tre giri di bozze. Parlo di riscontri e correzioni di testi non specialistici, e mi pare che più ci sia bisogno di professionalità più salga la quotazione (nella scolastica un testo di francese o di latino “vale” di più di un’antologia o di un manuale di storia).

È vero che spesso viene affidato un lavoro di riscontro o di correzione, ma con la scivolosa richiesta di “dare un’occhiata anche al resto“. Quindi il correttore di bozze cambia casacca e si trasforma in redattore, andando a verificare l’esattezza dei dati citati, dei nomi, delle date. Poi interviene un’insana etica e l’ex correttore comincia a glossare il testo proponendo aggiustamenti e riscritture. Non era stato richiesto, ma che figuraccia sarebbe lasciare una frase che evidentemente non scorre o ancora peggio è degna di un burocrate borbonico?

Parlo dal punto di vista del collaboratore esterno, che quasi sempre ha a che fare con redattori interni (specie in via di estinzione?). Succede che i due facciano amicizia, almeno da un punto di vista professionale, perciò subentrano tutti i “per favore” e i “se mi puoi fare un piacere” del caso. Sì, te lo posso fare il piacere, certamente!

Come fare a mantenere la giusta distanza che permetta una freddezza professionale? In un post interessante che ho letto tempo fa, si dice che cosa più importante di tutte sia il profilo commerciale. Sapersi vendere, in poche parole, e questa è una cosa non facilissima, soprattutto se ci si sente sul filo del rasoio a ogni incarico.

Il correttore, che nel frattempo sarà stato promosso redattore senza beneficium, avrà perciò sudato i suoi, mettiamo, due euro a pagina, moltiplicati per, siamo ottimisti, cinquecento pagine. Adesso dovrà aggiudicarsi i suoi 1000 euro. Aspetta, aspetta, aspetta finalmente a trenta (sul serio?), sessanta, novanta, centoventi giorni riceverà il suo bonifico.

Fantastico. Altro aspetto dell’essere precario, magari con partita IVA ma anche no, è vedere fisicamente il gruzzolo che si restringe. Abbiamo i nostri 1000 euro, 200 vanno direttamente allo Stato, ritenuta d’acconto. Abbiamo i nostri 800 euro. Sì, ma mettine un po’ da parte perché devi ancora pagarne 247 all’INPS. Cioè, voglio proprio dire, ogni mille euro duecentoquarantasette vanno all’INPS. Considerando che, forse, andremo in pensione a 72-73 anni, con meno della pensione sociale, questa mi sembra una lievissima presa per il culo.

Ma allora: ne vale la pena?

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6 commenti »

  1. Scoperto per caso il tuo blog, una bella fonte di info per capire un po’ di cose su questo bel mondo dell’editoria italiana!

    andrea

    Commento di Andrea — 19 ottobre 2008 @ 2:50 pm | Rispondi

  2. Grazie Andrea,
    faccio il possibile per socializzare ciò che imparo. 🙂

    Commento di alessandro — 19 ottobre 2008 @ 3:53 pm | Rispondi

  3. è la dura realtà del collaboratore esterno! Una sfaccettatura molto ben fotografata nel tuo post. Parliamone sempre più, facciamo capire a tutti che il mondo editoriale ora non offre le prospettive lavorative che millantano i corsi di editoria. Prima di intraprendere questa strada è meglio rifletterci bene!

    Commento di Denise — 23 ottobre 2008 @ 2:27 pm | Rispondi

  4. Ciao Alessandro,
    torno a scriverti con piacere perché nel tuo blog continuo a trovare chiarimenti a tutti i miei dubbi. E torno a scriverti in merito al file-prova che mi era stato affidato da una casa editrice per valutare la possibilità di una collaborazione futura.
    Ora pare che la pubblicazione stia andando in porto e dovendo parlare della questione economica con l’editore (me lo ha anticipato lui stesso), mi chiedo: quanto dovrei chiedere? O, sarebbe meglio dire, quanto mi verrà proposto (o imposto…)?
    In termini di fatica e tempo, è stato un lavoraccio, cartastraccia per editoria a pagamento, un testo sgrammaticato in cui tutto era da verificare (e correggere, da ortografia a grammatica, a sintassi, a consecutio temporum, uso del lessico, date storiche e una quantità inimmaginabile di altre cose… e anche così il testo rimane improponibile per quanto mi riguarda). Il file consta di 113 pagine. In base alla tua esperienza che indicazioni puoi darmi? E se mi venissero richieste collaborazioni future (l’ipotesi mi è stata ventilata) su quali parametri dovrei basarmi? Quante pagine in quanto tempo? Quanto a pagina?
    Mi rendo naturalmente conto che questi parametri debbano variare enormemente da un caso all’altro… vorrei solo un’indicazione di massima 🙂
    Grazie infinite
    Maria Teresa

    Commento di Maria Teresa — 8 settembre 2010 @ 2:10 pm | Rispondi

    • Ciao Maria Teresa.
      Purtroppo le tariffe del lavoro redazionale sono per loro natura capricciose.
      Non me la sento di valutare quanto possa valere il tuo lavoro, anche perché i dati che mi fornisci sono un po’ scarsi. Qualche indicazione di massima? Vediamo.
      Innanzitutto tu mi parli di 113 pagine. Che cosa intendi? 113 cartelle editoriali (cioè da 2000 battute spazi inclusi?) oppure altro? Che tipo di testo? Un romanzo? Un saggio? E se è un saggio è di natura umanistica, scientifica o professionale? Quanto tempo hai impiegato (ore)?
      Revisione “profonda” del manoscritto? Mah, così alla cieca secondo me potrebbe essere un lavoro da almeno 4-5 euro a cartella (intendo una cifra lorda), anche se immagino che difficilmente ti proporranno un corrispettivo così alto. Secondo me potrebbero proporti circa 300 euro lordi. Poco, troppo poco.

      Circa le collaborazioni future dipende molto da che tipo di impegno ti potrebbero offrire. CoCoPro? Partita IVA? Assunzione? Collaborazioni occasionali? Il discorso può cambiare molto in base a questi fattori. Un altro elemento da tenere in conto è la quantità di lavori: se ti prospettassero, non so, 20 lavori di editing all’anno, diciamo un paio al mese, potrebbe avere un senso anche attestarsi alla cifra di 300 euro. Dico per dire. Mi mancano troppe info. Ad esempio se abiti a Roma o Milano immagino che con 500 euro non ti paghi manco l’affitto.

      Scusa se sono stato un po’ fumoso. Ma l’elaborazione dei preventivi è una cosa che mi confonde già quando devo farlo per me. Spero di riuscire a scrivere un post dettagliato ma generale sulla questione dei pagamenti al più presto comunque.

      Commento di alessandro — 11 settembre 2010 @ 2:45 pm | Rispondi

      • …non sei stato per niente fumoso! Tutt’altro! Mi sei stato utilissimo come sempre, perché con le indicazioni che mi hai fornito e i dati a mia disposizione posso fare una valutazione abbastanza precisa 🙂 Grazie e alla prossima 😉

        Commento di Maria Teresa — 13 settembre 2010 @ 4:28 pm


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