R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

15 settembre 2009

a scuola di demagogia?

"Beata ignoranza" da kappazeta su Flickr.com

"Beata ignoranza" da kappazeta su Flickr.com

Ha riscosso un certo successo mediatico l’iniziativa di un istituto superiore di Brindisi di autoprodurre i libri di testo per i propri studenti. Le cronache narrano le reazioni entusiastiche dei genitori degli studenti che, con appena 25 euro, si sono messi in spalla uno zainetto col logo della scuola e il primo carico di fascicoli scritti dagli stessi docenti della scuola e stampati e rilegati a cura dell’istituto.

Sia detto d’entrata: io sono parte in causa, dal momento che grossa parte del mio lavoro si svolge proprio per due case editrici specializzate in scolastica. Questo potrebbe indurre qualcuno a vedermi come il rappresentante di interessi corporativi, anche se questo, vista la mia condizione di assoluta precarietà, forse sarebbe un po’ ridicolo.

Vi propongo allora qualche stringatissima riflessione.

Il grosso della consueta polemica gira ogni anno (ogni anno, perché questa è una delle notizie stagionali, come il caldo estivo e il freddo invernale) intorno al prezzo dei testi scolastici. Prezzo che si aggira intorno ai 200-300 euro per ogni studente per il set completo di libri nuovi. È troppo? Sarà che sono abituato ad acquistare libri di ogni genere e così 25-30 euro per un volume a colori di centinaia di pagine non mi sembra un prezzo così esorbitante. Se poi pensiamo che 200-300 euro rappresentano il prezzo di un telefonino, una console per videogiochi o addirittura per un paio di scarpe posseduti dai pargoli, la polemica sfocia nel ridicolo e perlomeno nel ragionare intorno alla scala di valori presente nella nostra società.

• Nella polemica sui prezzi si ragiona intorno al libro come se l’unico costo fosse la stampa dello stesso. Forse bisognerebbe organizzare visite guidate nelle redazioni e presentare i grafici che impaginano, gli iconografi che cercano le illustrazioni (se già esistono, altrimenti i disegnatori le producono ad hoc), i redattori che coordinano e controllano la qualità/veridicità del testo, i correttori che correggono. Ah, naturalmente dimenticavo gli autori che scrivono, perché nella lodevole iniziativa brindisina c’è questa piccola macchia: gli insegnanti hanno rinunciato ai propri diritti d’autore, forse perché già sazi dei faraonici stipendi che percepiscono?

• La lista di professionalità che ho appena elencato forse ci dice una cosa: un manuale scolastico è un oggetto complesso, che richiede cure specialistiche. Senza nulla voler togliere alle competenze degli insegnanti brindisini mi chiedo: dappertutto e tutti gli insegnanti sarebbero in grado di scrivere un libro il più possibile affidabile? Ho dei forti dubbi in proposito, anche solo da un punto di vista sintattico-grammaticale.

Tutto questo solo per portare a conoscenza della complessità della questione, solitamente presentata in maniera bislacca e demagogica. Che poi per alcune famiglie il costo della scuola sia eccessivo non è una scoperta recentissima e dovrebbe far pensare che le risorse pubbliche potrebbero essere usate anche per aiutarle. Perché, ad esempio, questo nostro Paese spende miliardi di euro in armi, invece di aiutare i propri figli ad acquistare i libri per studiare e per arricchirsi culturalmente?

Dimenticavo una domanda: secondo voi per quanti giorni i ragazzi porteranno in spalla lo zainetto col logo della scuola, prima di sostituirlo con uno griffato da 70-80 euro?

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4 commenti »

  1. “Perché vogliono che i nostri figli crescano nell’ignoranza”, diceva sabato Moni Ovada al presidio degli insegnanti precari a Milano. E: “Cosa volete aspettarvi da una nazione che il giorno della festa comandata lo spassa al centro commerciale?” Alessandro, pretendi pure che i libri siano più importanti di un paio di scarpe griffate? Utopista… 😉
    Questo per parlare della questione “libri di testo costosi” (che lo saranno davvero solo per chi le scarpe firmate ai figli non le compra perché non arriva alla fine del mese).
    Riguardo alla qualità dei testi autoprodotti, invece, rientra tutto nella politica del “questo gol lo segnavo anch’io”. Tutti pensano di saper far tutto e non attribuiscono le giuste competenze ai professionisti, ancora di più poi in ambito culturale. Paghiamo stipendi da record ai manager del marketing ma guai a creare una redazione stabile in una casa editrice! Non sia mai…

    Commento di Denise — 16 settembre 2009 @ 5:47 pm | Rispondi

  2. E aggiungo: grazie per il commento sul mio blog che in questo periodo è molto poco commentato…

    Commento di Denise — 16 settembre 2009 @ 5:49 pm | Rispondi

    • Figurati Denise, tratti argomenti difficili e che è meglio non stare a sentire… Poi, tutti ‘sti perché che ti ho aggiunto… 🙂

      Commento di alessandro — 16 settembre 2009 @ 9:54 pm | Rispondi

  3. […] già avuto modo di trattare l’argomento del caro-libri nel post A scuola di demagogia? pubblicato sul mio vecchio blog, al quale rimando senza […]

    Pingback di Tablet e ebook, studente perfetto (?) | alessandro miglio — 16 gennaio 2012 @ 9:54 pm | Rispondi


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