R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

13 dicembre 2009

roma: più libri più liberi

"una lunga pausa pranzo" da babu pesce di bosco su Flickr.com

Qualche giorno fa ho chiesto a una attenta frequentatrice di questo blog, Elena, prossima a passare qualche giorno a Roma alla fiera della piccola e media editoria, di scrivere un post per raccontare la sua esperienza.

Ecco a voi il post.

Dopo una levataccia e le 3 canoniche ore di treno da Bologna, arriviamo finalmente al Palazzo dei Congressi. All’ingresso incontro come prima cosa uno dei ragazzi della casa editrice bolognese (nonché fornitrice di servizi editoriali) Odoya, ovvero coloro che hanno dato ordine e forma alla mia precedente esperienza professionale con il loro corso per redattori e impaginatori.

Ci ripromettiamo di vederci più tardi per due chiacchiere e poi procediamo al piano inferiore, dove era allestito uno spazio per le conferenze e una zona in cui provare i vari e-book reader disponibili attualmente sul mercato italiano.

Già soddisfatta proprietaria di un Kindle, sono stata felice di constatare che i concorrenti qui presentati non possono vantare a mio parere lo stesso rapporto qualità prezzo del gioiellino dell’Amazon, o le stesse possibilità tecniche: alcuni, come il Bebook o il Cybook, non hanno la funzione che permette di prendere appunti (per me, che lo uso anche per lavoro, è fondamentale), mentre quelli che hanno tale funzione (come l’iLiad), hanno un costo decisamente superiore al Kindle. Lascio anche il mio biglietto da visita alla responsabile di Amazon, che mi promette di tenermi informata sulla reperibilità in Italia di alcuni accessori, al momento spediti solo all’interno degli Stati Uniti.

Torniamo al piano superiore e cominciamo la visita vera e propria degli stand. Passo prima di tutto a salutare i gentilissimi collaboratori di un’agenzia letteraria con la quale ho da poco iniziato un sodalizio che spero porterà lontano. Il titolare mi dedica un po’ del suo tempo per conoscerci finalmente di persona e per parlare di progetti futuri.

Poi mi dedico a del sano leche vitrine fra gli stand: ammiro la sempre allettante produzione dell’affollatissima EDT, la veste tipografica per lo meno originale di tutta la serie sui vampiri della Newton Compton, mi lascio sedurre da alcuni volumi d’arte della Parnaso… ma gli stimoli e le proposte vanno ben oltre ciò che è elencabile in questo post. Di certo, si ha l’impressione che la piccola e media editoria (che le statistiche dicono essere cresciuta del 12% contro un misero 3% dei “grandi”, nel 2009) siano riuscite ad accaparrarsi buona parte dei libri che in questo momento stanno dettando le regole del mercato e che, dall’altra parte, non abbiano perso il coraggio di investire su nuove promesse. Erano molti, infatti, gli stand dove gli autori esordienti presentavano e firmavano i loro libri. A questo proposito mi sono anche fermata a fare due chiacchiere con la moglie del proprietario della Memori, che ha da poco pubblicato Voglio scrivere per Vanity Fair della pubblicista sottopseudonimo Emma Travet, a seguito dell’interessante operazione di guerrilla marketing portata avanti dalla scrittrice, da cui tutti noi liberi professionisti (futuri, attuali, a metà…) dovremmo trarre ispirazione.

Alle 15 abbiamo assistito alla conferenza su Roma Antica, una guida multimediale di Iter Edizioni che ha fatto proprio il concetto di nuovi mezzi: oltre ad un blog per interagire con gli utenti, renderanno disponibile la guida anche per gli e-book reader e gli i-phone.

Più tardi assistiamo anche alla conferenza del sindaco Alemanno, che illustra il progetto del nuovo blog in cui risponde in video alle domande dei cittadini.

Concludiamo la nostra visita al coloratissimo stand di Odoya, allestito per dare un sicuro impatto visivo, differenziandosi da quelli vicini. Mi procuro il libro su cui avevamo lavorato al corso, Violent Femmes, e i ragazzi mi regalano la loro nuova agenda e una delle t-shirt appena prodotte. Che il merchandising sia uno dei segreti per farsi ricordare in questa bolgia di proposte?

La presenza di alcune agenzie letterarie mi ha anche dato l’occasione per tentare un qualche approccio di tipo lavorativo: tutti molto cortesi, sia coloro che si sono dimostrati interessati al mio curriculum, sia quelli che hanno declinato per “personale già sufficiente”.

Ho notato che le persone presenti per autopromozionarsi erano tante: biglietti da visita e curricula circolavano in gran numero.

Nel tardo pomeriggio, carichi di libri, opuscoli, cataloghi, argomenti da approfondire e nuovi stimoli, ci siamo finalmente ri-imbarcati sulla Frecciarossa in direzione Bologna.

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1 commento »

  1. Cara Redazione di Redattorisidiventa, e caro chi mi legge, vorrei segnalare una delusione ed eventualmente una richiesta di suggerimenti, consigli e quant’altro possiate darmi. Lo scorso inverno ho partecipato al corso di impaginazione e redazione presso Odoya, BO. Sono rimasto delusissimo, al contrario di Elena. Uno solo dei docenti ha dimostrato un minimo interesse per l’effettivo apprendimento dei corsisti. Gli altri “spiegavano” veloci come razzi, facendo azioni velocissime e impossibili da memorizzare (essendo che le lezioni si svolgevano al buio), senza preoccuparsi MINIMAMENTE se avessimo effettivamente appreso. Ci hanno dato compiti a casa mai riconsegnati, ci hanno promesso contatti mai avuti, e soprattutto nessuna competenza acquisita (parlo per me ma anche per i colleghi con cui mi sono confrontato). Aggiungiamo poi che un giorno E’ saltata una lezione e non si sono presi neanche il disturbo di avvertirmi (arrivavo appositamente da Firenze), o di rimborsarmi la spesa, di cui erano in toto
    >responsabili. Conclusione: TRA TRENI, CASELLI AUTOSTRADALI, BENZINA E CORSO (770 € CHE HANNO VOLUTO SULL’UNGHIA PRIMA DI INIZIARE IL CORSO), HO BUTTATO,SCUSATEMI, NEL CESSO, PIU’ DI 1000€! Si può lavorare così?!?
    Come capirete, dopo una simile esperienza diffido di corsi e quant’altro. Qualche consiglio utile?

    Commento di Federico — 4 ottobre 2010 @ 4:13 pm | Rispondi


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