R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

15 giugno 2010

lavorare in casa editrice…

"abandoned factory" da Sonya>> su Flickr.com

… oppure lavorare fuori da una casa editrice? Nel mio caso, come nella maggior parte dei casi, vale la seconda parte della proposizione.

La situazione dell’editoria in Italia è riassunta nel report dell’Associazione Italiana Editori (disponibile qui): esistono circa 2.600 case editrici che occupano circa 38.000 persone (20.000 sono gli addetti che lavorano all’interno delle aziende, compresi gli editori tuttofare che gestiscono a livello familiare la casa editrice e gli impiegati amministrativi). Queste persone producono 59.000 titoli all’anno per un totale di 235 milioni di copie. Si noti che questa cifra racchiude i megaseller (opere che vendono milioni di copie, come Gomorra di Saviano o La solitudine dei numeri primi di Giordano) e titoli che non vendono nemmeno una copia.

Se non do una lettura sbagliata dei dati, il rapporto dipinge una situazione in cui circa la metà della filiera produttiva è esternalizzata. Per altri versi, l’esperienza di lavoro in diverse realtà mi suggerisce che il dato sia in realtà sottostimato, in modo particolare se si prende in esame la sola lavorazione redazionale e soprattutto se si considerano i collaboratori a progetto come lavoratori esternalizzati.

Paradosso: le cifre della produzione hanno dimensioni molto grandi e lasciano intendere che parallelamente esistano buone possibilità occupazionali. Eppure chiunque lavori o cerchi di lavorare nel settore editoriale ha un’esperienza diversa: è molto difficile inserirsi.

Concentriamoci sulla seconda parte della proposizione iniziale: lavorare fuori da una casa editrice. Quali sono le possibilità e quali sono i problemi?

Solitamente il percorso di un aspirante redattore (o traduttore o iconografo o eccetera) è composto da università, magari master o dottorato e quasi sicuramente un corso professionale specifico. Il problema della formazione accademica è il suo essere troppo spesso slegata dalle dinamiche del “mondo là fuori”. Il problema dei corsi professionali è il loro costo e l’incertezza che lasciano una volta terminati.

Nel caso si decidesse di frequentare un corso di editoria, una volta vagliata la serietà dell’offerta, mi sento di dare un consiglio: cercare di approfittare al massimo della possibilità di costruire relazioni con i docenti e con i compagni dei corsi. I primi rappresentano senza dubbio la possibilità di un contatto diretto con le realtà produttive verso cui vogliamo arrivare; mantenere buoni rapporti e costruire una rete con i secondi può significare invece la creazione di percorsi comuni.

Proporsi come redattore (o traduttore o iconografo o eccetera) per una casa editrice non è così semplice come sembra. Un consiglio? Uscire dall’indeterminatezza (es. “Mi piace molto leggere e vorrei fare il redattore…”) e puntare su ciò che ci differenzia dalla massa (es. “Ho una passione per la ricerca scientifica e sono stato molto colpito dalle vostre pubblicazioni sui neuroni specchio, ambito che frequento da tempo. Conosco molto bene l’inglese e leggo spesso riviste specializzate. Penso che le mie competenze potrebbero esservi utili nel caso cercaste un redattore scientifico.”).

Un altro consiglio che mi sento di dare è capire chi ci si trova davanti. Spesso il fascino esercitato dall’editoria ci porta a tralasciare l’esistenza dei cialtroni. In genere diffido, ad esempio, di chi mi offre prove di redazione non retribuite per valutare successivamente un inserimento.

Legato al precedente argomento c’è la questione economica. Come sapete viviamo in un mondo in cui c’è una costante corsa al ribasso (basti vedere il preoccupante caso dello stabilimento Fiat di Pomigliano, analizzato con lucidità da Luciano Gallino in questo articolo). Nell’editoria questo aspetto ha dei risvolti che sarebbero curiosi, se non fossero tragici. I costi di lavorazione redazionale ammontano a circa il 3-4% (leggete questo post se volete saperne di più): perché tutto il risparmio si deve concentrare sul povero redattore? Semplice. È la figura più esposta e meno garantita, con una spaventosa concorrenza intorno a sé.

Ancora a proposito di denaro. Un anno fa la Rete dei Redattori Precari ha svolto un piccolo sondaggio su un totale di 100 lavoratori editoriali (il testo completo è disponibile qui). Alla domanda “In media quanto guadagni nei periodi di attività?”, il 30% ha risposto 900-1.200 euro, il 28% 1.200-1.500 euro,  il 24% meno di 900 euro, il 9% oltre 1.700 euro e un altro 9% 1500-1700 euro. Si badi bene che le cifre sono al lordo di imposte e contributi, e nel caso fossero riferite a compensi per titolari di partita IVA bisognerebbe decurtarle di circa il 40% per arrivare al netto.

Spero che il paragrafo appena terminato (così come il resto del post) non scoraggi nessuno, ma serva informare in modo più compiuto le persone che aspirano a lavorare nel campo dell’editoria. Per quello che mi riguarda io non cambierei il mio mestiere con nessun altro, ma ho dovuto battere le mie belle testate contro la dura realtà prima che l’aura romantica lasciasse il campo a una visione più limpida.

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11 commenti »

  1. bellissimo post! Posso linkarlo?

    Commento di Denise — 18 giugno 2010 @ 10:28 am | Rispondi

  2. tutto vero (purtroppo)

    Commento di redattrice stagista — 26 giugno 2010 @ 7:59 pm | Rispondi

  3. Dissento solo sulle prove di redazione non retribuite: il curriculum da solo molte volte non basta per valutare un potenziale collaboratore. Naturalmente non va perso di vista il buon senso, una prova di redazione di 150 cartelle sarebbe un vero furto…

    Commento di correttricedibozze — 8 luglio 2010 @ 11:03 am | Rispondi

    • A parziale revisione di quanto scritto nel post.
      Sì hai ragione, sono stato troppo crudo nel parlare delle prove di redazione. Ci va buon senso, si tratta di capire quando una proposta è seria e quando invece si tratta di pura e semplice truffa.

      Salutissimi e grazie per l’attenzione. (Grazie anche per il link sul tuo blog!)

      Commento di alessandro — 20 luglio 2010 @ 10:10 am | Rispondi

  4. 🙂 non c’è di che!

    Commento di correttricedibozze — 20 luglio 2010 @ 10:20 am | Rispondi

  5. Ciao, cercando informazioni sulla professione di redattore ho letto per caso il tuo post… Devo ancora frequentare l’università ma penso già che mi piacerebbe molto lavorare in questo settore,se solo riuscissi a trovare spazio. Le tue riflessioni più che scoraggiarmi mi fanno pensare di andare avanti, mantenendo i piedi per terra. Mi chiedevo se una laurea in lettere classiche fosse un’efficace base di avvio a questa professione, o se magari fosse più indicata una laurea in lettere moderne…

    Commento di Anna Maria — 10 agosto 2010 @ 8:24 pm | Rispondi

    • @Anna Maria: scegli ciò che preferisci e comincia a bazzicare l’ambiente. Io non sono laureato in lettere, ma addirittura in scienze politiche. Soprattutto, secondo me, bisogna considerare che l’editoria si occupa di diversi campi: l’editoria scientifica avrà bisogno di fisici, biologi, medici; l’editoria giuridica di laureati in giurisprudenza; l’editoria professionale in genere delle diverse figure che operano nei differenti settori.
      Ecco, detto questo, per amor di verità… forse la laurea in lettere moderne o classiche conduce su uno dei rami più secchi e contemporaneamente più battuti dell’editoria.
      Ovviare a ciò? Mantieniti aggiornata sulle nuove tecnologie: un umanista tecnologico può avere l’apertura mentale per affrontare al meglio problemi ostici per chi ha una formazione più tecnica.
      Ti sono stato d’aiuto?

      Commento di alessandro — 10 agosto 2010 @ 9:55 pm | Rispondi

      • Si grazie mille! 🙂 sei stato davvero molto gentile. Ti ringrazio della tua gentilezza e della tua disponibilità. Ad ogni modo io mi rendo conto che la facoltà che mi piace dà numerosi problemi in ambito lavorativo, ma io sono stata sempre abituata a fare le cose per passione, perchè per me è la molla per andare avanti. Quindi incrocio le dita…prima per superare il numero chiuso e poi per poter sperare in un lavoro che mi piaccia. Ti ringrazio ancora e buona serata!

        Commento di Anna Maria — 11 agosto 2010 @ 10:32 pm

  6. Ciao, sono capitata per caso su questo blog, cercando informazioni sul mondo dell’editoria. Mi sento di ringraziarti per i bei post scritti in modo semplice, diretto ed esaustivo. Mi sento ancora più motivata e contenta di aver scelto come come corso universitario “letterature europee per l’editoria e la produzione culturale”. So che con i tempi che corrono pensare di poter “mangiare” con la cultura puo’ sembrare utopico, ma ci sono ancora persone come me che ci credono, e che ritengono che è anche il livello di cultura a fare grande un paese. Grazie ancora, continuerò a seguirti con molto piacere!
    marina

    Commento di Marina Freni — 30 novembre 2010 @ 1:20 pm | Rispondi

  7. […] chinadigitaltimes.net/china/wages/ (August 29, 2007) redattorisidiventa.wordpress.com/2010/06/15/lavorare-in-c… pipl.com/directory/name/Factory/Abandoned […]

    Pingback di abandoned factory | News & Inspiration — 9 luglio 2011 @ 3:02 am | Rispondi


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