R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

15 giugno 2010

lavorare in casa editrice…

"abandoned factory" da Sonya>> su Flickr.com

… oppure lavorare fuori da una casa editrice? Nel mio caso, come nella maggior parte dei casi, vale la seconda parte della proposizione.

La situazione dell’editoria in Italia è riassunta nel report dell’Associazione Italiana Editori (disponibile qui): esistono circa 2.600 case editrici che occupano circa 38.000 persone (20.000 sono gli addetti che lavorano all’interno delle aziende, compresi gli editori tuttofare che gestiscono a livello familiare la casa editrice e gli impiegati amministrativi). Queste persone producono 59.000 titoli all’anno per un totale di 235 milioni di copie. Si noti che questa cifra racchiude i megaseller (opere che vendono milioni di copie, come Gomorra di Saviano o La solitudine dei numeri primi di Giordano) e titoli che non vendono nemmeno una copia.

Se non do una lettura sbagliata dei dati, il rapporto dipinge una situazione in cui circa la metà della filiera produttiva è esternalizzata. Per altri versi, l’esperienza di lavoro in diverse realtà mi suggerisce che il dato sia in realtà sottostimato, in modo particolare se si prende in esame la sola lavorazione redazionale e soprattutto se si considerano i collaboratori a progetto come lavoratori esternalizzati.

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31 luglio 2009

eutanasia di una CE

Filed under: brutte storie,editori — alessandro @ 1:04 am
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"Skull" da Laura Appleyard su Flickr.com

"Skull" da Laura Appleyard su Flickr.com

Era circa dicembre dell’anno passato. Il mese prima avevo spedito la solita montagna di curriculum alle case editrici di Torino, provincia, Piemonte e magari anche Milano e Genova, giusto per provare. Chiunque sia avvezzo a questa pratica, e so che molti aspiranti redattori/traduttori lo sono, sa anche che il tasso di successo (e con successo intendo una qualsiasi risposta, anche negativa!) non arriva mai alle due cifre percentuali. Quel dicembre mi arrivò invece una risposta incoraggiante: il fantastico appuntamento conoscitivo.

La CE in questione è piccola (o meglio lo era) ma aveva anche un catalogo di tutto rispetto, un piano editoriale interessante e una storia quasi ventennale alle spalle. All’appuntamento seguì un lavoro (retribuito!) di prova; niente di che, una semi-revisione più correzione di un volumetto collettaneo di un’indagine sociologica sulla mia città, anzi proprio sul quartiere in cui vivo. (more…)

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