R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

12 luglio 2011

redattori si diventa?

serratura

"serratura" da massimiliano mauri su Flickr.com

Tutte le cose hanno una fine. Anche questo blog, dopo tre anni di vita e circa 20.000 contatti, si avvia alla fine della sua corsa. In realtà la fine era già evidente nei fatti, si poteva capire nella scarsità di aggiornamenti, ma mi piace l’idea di apporre un sigillo e non lasciare solo sedimentare la polvere.

Inoltre tre anni non sono pochi, anzi forse sono abbastanza per rispondere alla domanda che ha dato il titolo al blog: redattori si diventa? Il post che segue è un tentativo, incompleto, in questo senso. Il blog rimarrà comunque disponibile e casomai commentabile. (more…)

15 giugno 2010

lavorare in casa editrice…

"abandoned factory" da Sonya>> su Flickr.com

… oppure lavorare fuori da una casa editrice? Nel mio caso, come nella maggior parte dei casi, vale la seconda parte della proposizione.

La situazione dell’editoria in Italia è riassunta nel report dell’Associazione Italiana Editori (disponibile qui): esistono circa 2.600 case editrici che occupano circa 38.000 persone (20.000 sono gli addetti che lavorano all’interno delle aziende, compresi gli editori tuttofare che gestiscono a livello familiare la casa editrice e gli impiegati amministrativi). Queste persone producono 59.000 titoli all’anno per un totale di 235 milioni di copie. Si noti che questa cifra racchiude i megaseller (opere che vendono milioni di copie, come Gomorra di Saviano o La solitudine dei numeri primi di Giordano) e titoli che non vendono nemmeno una copia.

Se non do una lettura sbagliata dei dati, il rapporto dipinge una situazione in cui circa la metà della filiera produttiva è esternalizzata. Per altri versi, l’esperienza di lavoro in diverse realtà mi suggerisce che il dato sia in realtà sottostimato, in modo particolare se si prende in esame la sola lavorazione redazionale e soprattutto se si considerano i collaboratori a progetto come lavoratori esternalizzati.

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11 giugno 2010

alla ricerca del posto di lavoro

"Work hard & be nice to people..." da Wurz su Flickr.com

Lo dico subito: non mi riferisco alla ricerca del Posto di lavoro, quello tanto caro alla generazione dei miei genitori. Da questo punto di vista, almeno per il momento, mi sono messo l’animo in pace. Spero di avere modo di tornare sulla mia esperienza da freelance più avanti, appena ne avrò il tempo, perché cose da dire ne avrei.

Argomento di questo post è invece la ricerca di un posto fisico dove lavorare. I redattori,  i traduttori, gli scrittori, ma immagino anche i web designer e gli iconografi si trovano spesso a lavorare fuori dai locali delle aziende che commissionano loro i lavori. Logica conseguenza dell’essere freelance e per alcuni versi situazione favorevole (perlomeno rispetto ai contratti di collaborazione farlocchi nei quali in realtà ci si trova a timbrare il cartellino).

Da tre anni svolgo lavori redazionali e mi sono sempre giostrato tra le redazioni dei clienti (nel caso in cui fosse possibile o indispensabile lavorare in loco) e casa mia. Finché siamo stati io e la mia compagna (che tra l’altro lavora su turni) non c’è stato alcun problema… ma da un anno a questa parte è arrivata una splendida creaturina ad allietare le nostre giornate (e anche molte nottate). Questa sì che è una (meravigliosa) complicazione! (more…)

14 dicembre 2009

c’è già la coda…

Geniale iniziativa del gruppo di carbonari-editoriali che rispondono al nome collettivo di ReRePre

10 marzo 2009

ReRePre. Alleluia!

Rete dei Redattori Precari

Rete dei Redattori Precari

Era dicembre, e scoprivo l’esistenza della Rete dei Redattori Precari grazie a un post pubblicato sul blog di Denise.

Sulle prime, devo proprio dirlo, la nascita della ReRePre mi era sembrata un’iniziativa simpatica ma un po’ balzana. Sarà che con gli anni ho sviluppato un’acuta diffidenza verso i sindacati e questa rete mi pareva emanazione di una di suddette congregazioni (benché “di base”).

Ora, ho seguito un po’ le attività della Rete sulla rete e devo dire che vale la pena conoscerla. I motivi possono essere i più vari, per quello che mi riguarda il più importante è la necessità di provare a fuoriuscire da una dimensione atomizzata. Sì, noi redattori precari/atipici/freelance siamo atomizzati, separati, spesso messi l’uno contro l’altro dalla pura necessità ancora prima che dalla competizione professionale.

Gli esperti di giorno in giorno diffondono previsioni economiche agghiaccianti e i media fanno eco di queste analisi. La crisi sta investendo in pieno anche l’editoria di queste lande incolte, falcidiando le realtà più piccole e fermando le pubblicazioni di quelle più grosse. A farne le spese, ancora una volta, i più minuscoli tra i piccoli: noi precari, silenziosamente, e i “garantiti”, sebbene con un po’ più di rumore (vedi il caso della De Agostini-Utet).

Non so se la ReRePre sia la risposta, ma almeno è segno che qualcuno si muove. Alleluia!

3 marzo 2009

eccellente…

signor Burns, i Simpson

mr Burns: eccellente...

Forse non è proprio eccellente, ma da qualche settimana ho messo on line il mio sito “professionale”, cioè quello che contiene la mia formazione e le mie esperienze.

Più che altro, devo dirlo, mi piaceva l’idea di avere una casella di posta con un dominio che mi appartenesse e in secondo luogo sfruttare un paio di pagine per buttarci ciò che avevo sempre inviato sotto forma di curriculum tradizionale.

Ora, non so se questo del sito sia un passaggio particolarmente importante o anche solo necessario nel percorso che mi porterà a rispondere alla domanda: “redattori si diventa?”.

Una cosa però posso dirla: non è difficile costruirsi qualche paginetta da mettere sul WEB. Certo, senza pretese di complessità o dinamicità esagerate, bastano qualche decina di euro (per la registrazione del dominio, perché averne uno di secondo livello mi sembra inopportuno) e qualche ora di tempo per la progettazione e la realizzazione. Io ho usato un programma gratuito che si chiama First Page, un editor visuale che in realtà ho utilizzato solo scrivendo manualmente il codice xhtml, perché il risultato del WYSIWYG (ciò che vedi è ciò che ottieni) mi sembrava del tutto inadeguato.

Detto questo, devo ringraziare il gestore del sito Web-Link perché è solo grazie alle sue fantastiche guide che sono riuscito a districarmi nel fantastico mondo del linguaggio xhtml e dei fogli di stile CSS.

16 ottobre 2008

soldi, soldi, soldi

Filed under: redattori — alessandro @ 5:01 pm
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Osteographia, or The anatomy of the bones

William Cheselden: Osteographia, or The anatomy of the bones

Quanto chiedo per questo lavoro? O meglio: la cifra che mi stanno offrendo vale la pena per il tipo di lavoro? Come mi pagate? Quando mi pagate?

Spesso sono queste le domande con cui, letteralmente, fare i conti, alle prese con bollette, affitti, voglia di viaggiare e imprevisti più o meno belli. E la cosa che c’è da dire e che spesso le risposte non lasciano spazio a contrattazione, presentandosi più o meno come un “prendere o lasciare, tanto appena chiudi la porta c’è un altro che può prendere il tuo posto”. Dura la vita del precario, o se preferite del libero professionista che decida di fare mestiere della propria passione.

Quanto è valutato il nostro lavoro? Domanda a cui io non so ancora rispondere, anche se mi pare che spesso il valore sia preda di variabili quanto meno capricciose. Spesso si tratta di fare i conti con il budget destinato a una pubblicazione, se questo è più alto potrebbe essere meglio retribuito anche il lavoro redazionale; quindi un libro che venderà tante copie potrebbe essere un lavoro ben pagato, ma non penso sia una regola generale. (more…)

31 agosto 2008

numeri necessari

Filed under: redattori — alessandro @ 10:33 pm
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serie di fibonacci. Mole Antonelliana, Torino; su torinodailyphoto.blogspot.com

Serie di Fibonacci. Mole Antonelliana, Torino; su torinodailyphoto.blogspot.com

Finalmente è arrivato il momento di aprire la tanto richiesta partita IVA. Il vostro ha approfittato del deserto estivo e, individuato il più periferico ufficio dell’Agenzia delle Entrate, ha fatto il pieno di buona volontà, ha compilato un paio di pagine di modulo neanchetroppodifficile e dopo una ricerca estenuante per capire quale codice attività avrei dovuto mettere, ho ottenuto il tanto agognato numero di undici cifre che mi certifica come lavoratore autonomo. Prendere coscienza di ciò che si è forse è già un primo passo per comportarsi di conseguenza… Oppure no?

Quindi: codice attività, questo sconosciuto. Un codice alfanumerico che descrive sinteticamente il vostro campo d’azione ed ha un sacco di altre conseguenze. Bene: trovatelo prima di andare all’Agenzia delle Entrate. Per me è stata una penosissima ricerca all’interno di un faldone creato da una mente perversa, il tutto sotto lo sguardo attento e divertito dell’impiegata tanto che, a un certo punto, mi sono chiesto: maquestaècapitataquipercaso,oppurecilavora?

Il modulo, dicevo, non era neanche troppo difficile, mai come quello dell’anagrafe che ho dovuto compilare qualche tempo fa, quando dalla campagna sono tornato alla città, e che, nonostante abbia una seppur misera e ridicola laurea, ho avuto difficoltà a compilare. A parte il fatto divertente che nell’archivio del comune non trovavano la professione redattore. Sono stato tentato di farmi registrare come chiromante, quello almeno c’era.

10 agosto 2008

perché questo blog

Filed under: redattori — alessandro @ 3:31 pm
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Where's the future, stellarcolor*r(E)voluti on su Flickr.com

Iniziare un blog per aggiungere una voce alle tante che raccontano della vita ai tempi della precarietà, dei lavori “creativi” mal pagati, delle lauree inutili e di pensioni che mai arriveranno?

Sì, ma non solo. Piuttosto raccontare il percorso ad ostacoli di un giovane aspirante redattore, o editor se preferite, alle prese con la domanda: redattori si diventa?

Un luogo dove pubblicare le insidie e i successi di fronte alla prospettiva di essere una partita IVA, un libero professionista, oppure free lance, che fa molto più figo.

Devo dire, anche a mo’ di ringranziamento, che l’idea di questo blog si è nutrita anche di altri esperimenti sulla rete. Molti li troverete tra i miei link, ma vorrei offrire una posizione speciale al blog di Simona Cremonini, perché nel suo primo anno di vita è stata una lettura appassionante e istruttiva.

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