R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

18 settembre 2009

impara a cinguettar

Filed under: belle storie — alessandro @ 10:44 am
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"Passerotto" da paolofefe - Photography is color su flickr.com

"Passerotto" da paolofefe - Photography is color su flickr.com

[597 battute] Dopo qualche mese su faccialibro mi sono stancato delle sciocche applicazioni (Non ho ancora comprato un negozio in Guerra fra bande, e allora? / Non ho ancora un animaletto in corsa degli animaletti, quindi?) e delle richieste di amicizia farlocche. Ho incontrato nuovamente alcuni amici, ci siamo visti e tanto mi è bastato. Adesso aspetto con ansia la data del Facebook suicide day per eradicare il mio profilo dal web. Nel frattempo mi sono iscritto su Twitter, mi piaceva questa idea della sintesi e l’assenza di applicazioni perditempo. Se qualcuno fosse interessato, questa è la mia pagina.

[327 battute] Faccialibro mi ha stancato con le sue sciocche applicazioni e con richieste fasulle di amicizia. Mi ha fatto piacere incontrare di nuovo qualcuno. Aspetto il Facebook suicide day per eliminare il profilo. Adesso mi sono iscritto su Twitter, per provare la sintesi e non perdere tempo con le applicazioni. Questa è la mia pagina.

[223 battute] Basta con le sciocche applicazioni e le amicizie false di Facebook. Aspetto il Facebook suicide day per cancellarmi da lì. Adesso sono su Twitter per provare la sintesi e non perdermi in sciocchezze. Questa è la mia pagina.

[116 battute] Basta Facebook: troppo tempo perso. Adesso ho un profilo su Twitter: lì provo la sintesi. Se ti va vieni a trovarmi.

15 settembre 2009

igiene linguistica

Filed under: belle storie — alessandro @ 2:06 pm
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"cleaning" da -sel su Flickr.com

"cleaning" da -sel su Flickr.com

Quando avevo qualche anno di meno, mi piaceva molto riempirmi la bocca di concetti orwelliani: la neolingua, il rovesciamento dei termini (La libertà e schiavitù, La guerra è pace, L’ignoranza è forza) erano senza dubbio un terreno di fertili e inesauribili esempi per descrivere il mondo in cui vivevo.

Dicono che col tempo i furori ideologici si stemperino, così da condurre tutti a una riconquistata ragionevolezza o acquiscenza, eppure oggi, a distanza di dieci-quindici anni, mi pare che la distopia orwelliana continui a essere una metafora molto efficace per il mondo attuale.

È proprio per questo che mi ha fatto molto piacere leggere l’articolo “in copertina” di «Internazionale» n. 812, dedicato al 1989 e intitolato L’anno delle speranze.

Anni di letture di testi in cui gli avvenimenti del 1989 nell’Europa orientale venivano descritti come incomprensibili “cadute” di dittatori e muri, vengono semplicemente spazzati via dal racconto di Neal Ascherson.

Il giornalista e storico scozzese, allievo di Eric Hobsbawm, fa piazza pulita delle ambiguità e delle mezze parole: i muri sono stati abbattuti, le popolazioni dell’est hanno dato vita a rivolte e rivoluzioni.

Grazie Ascherson (e grazie anche alla traduttrice Bruna Tortorella) per l’esercizio di igiene linguistica e concettuale.

3 giugno 2009

apostrofi e no

Filed under: correzione bozze — alessandro @ 3:33 pm
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"waiting for something to do" da Millie Motts su Flickr.com

"waiting for something to do" da Millie Motts su Flickr.com


Chi s’offre soffre.
T’assista il tassista.
È d’istinto distinto.
La distruzione fu d’istruzione:
non desistere, cerca di esistere.
È l’una, sorge la luna
sulla cresta d’una duna.
Nel mare lascia l’ascia
e l’ago nel lago.

(Ersilia Zamponi, I Draghi locopei)

L’apostrofo è una di quelle cose che a volte provoca dubbi amletici. Senza arrivare ai risultati paradossali della filastrocca della Zamponi, cioè ottenere parole diverse con o senza un apostrofo, quante volte ci siamo trovati a dover decidere: elisione o troncamento? Allora, prima di tutto un non necessario ma utile ripasso: l’apostrofo si segna quando si elimina la vocale finale di una parola che precede un’altra parola che inizia con vocale. La caduta della vocale finale è spesso obbligatoria, basti pensare agli articoli (si dice e si scrive l’ala e non la ala). Attenzione quando scrivete: l’apostrofo non è preceduto né seguito da spazi, sta conficcato tra le due parole. (more…)

18 maggio 2009

influenza suina e polmoniti severe

Filed under: parole — alessandro @ 2:36 pm
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maiale

maiale

Su «Internazionale» di questa settimana (n. 795, p. 82) c’è un articolo che parla della cosiddetta influenza suina, o più correttamente dell’influenza A. All’interno dell’articolo trova posto un bel box esplicativo con un corposo diagramma. Accidenti però che colpo la didascalia del diagramma, che ci informa della distribuzione dei casi di “polmonite severa” nell’aprile del 2009 in Messico.

Fretta o incuria del traduttore? Svista di chi ha rivisto o corretto le bozze? Certo, sarebbe bastato un dizionario, perché severe pneumonia non è una polmonite particolarmente intransigente o rigorosa. È molto più semplicemente una grave polmonite.

5 maggio 2009

sàtiro

Filed under: parole — alessandro @ 4:06 pm
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sàtiro s. m. [dal lat. satrus, gr. σάτυρος]. – 1. Figura mitologica dell’antica Grecia e del mondo letterario greco-romano, immaginata e rappresentata come un essere che, al corpo e alle membra umane, unisce elementi animaleschi quali orecchie, coda, zampe e talvolta brevi corna caprine; inteso come la personificazione della vita della natura, vive nei boschi o comunque in ambienti naturali selvaggi ed è caratterizzato da sensualità, aggressività e lascivia: a fronte a fronte, Un s. villan noi le vedemmo, Che di legarla pur allor finia (T. Tasso); Il cornuto Pastor co’ suoi Selvani [= Silvani], Co’ suoi Satiri e Fauni a lui compagni, Vengan colle zampogne (L. Alamanni). 2. fig. a. Uomo rozzo, dai modi rustici e selvatici: il s. si anderà a poco a poco addomesticando (Goldoni); anche in funzione di agg.: un giovane di grazioso aspetto, benché agreste e s. (Boccaccio). b. Uomo dalla morbosa sensualità, che cerca di sfogare i proprî istinti sessuali in forme violente e anormali (con allusione alla lascivia tradizionalmente attribuita ai satiri): la ragazza fu aggredita da un s.; è un pericoloso satiro. In usi iperb. e scherz., uomo che verso le donne ha un comportamento particolarmente intraprendente e sfrontato: al vecchio s. piacciono le ragazzine; anche con tono scherz.: lasciami stare, s. che non sei altro! ◆ Dim. satirèllo, satirétto, satirino, satirùccio; pegg. satiràccio. [da treccani.it]

sàtiro = lat. SÀTYRUS dal gr.SÀTYROS, che il Canini capricciosamente avvicina ad ÀTHYRÔ mi sollazzo, tripudio, preposta la lettera intensiva s e cambiato TH in T. Altri avvicina all’arab. SCIATHIRA scimmia. L’uso più antico di questo vocabolo fu per indicare Coloro che facevano gazzarra nelle festività di Bacco e specialmente la turba ebria petulante e chiassosa che costituiva il seguito di quel nume. Poscia il vocabolo passò a significare anche Uomo libidinoso per la naturale amistà tra il vino e i piaceri di Venere. E siccome il capro è considerato qual bestia libidinosa, così furono ai satiri attribuiti barba, corna e zampe caprine (v. Ditirambo); fig. oggi si dice anche a Persona rozza e selvatica. [da etimo.it]

sàtiro s.m. 1. TS mitol. Sinonimi semicapro; fauno. 2. CO fig. (uomo lascivo e lussurioso) Sinonimi CO mandrillo; CO degenerato, depravato, dissoluto; CO sporcaccione, sudicione. [da demauroparavia.it]

23 aprile 2009

accenti

Filed under: correzione bozze — alessandro @ 2:59 pm
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Letters... da Iguana Jo su Flickr.com

Letters... da Iguana Jo su Flickr.com

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.

Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.

Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.

(Gianni Rodari, Il libro degli errori)

La lingua italiana rende la vita abbastanza semplice nel trattare gli accenti. Gli unici che si segnano sono gli accenti grafici, mentre gli accenti tonici (quelli che danno la giusta intonazione alle parole) sono solitamente impliciti, a parte casi particolari in cui sia necessario evitare ambiguità. È sempre obbligatorio accentare le parole tronche che finiscono per vocale (es. gravità, omertà, libertà, cioè).

Gli accenti possono essere acuti oppure gravi. Le vocali a, i, o, u hanno sempre l’accento grave (à, ì, ò, ù), mentre la e può avere l’accento grave (è) se il suono è aperto oppure quello acuto (é) se il suono è chiuso. (more…)

22 aprile 2009

smargiasso

Filed under: parole — alessandro @ 2:42 pm
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Silvio Berlusconi in Abruzzo

Silvio Berlusconi in Abruzzo

smargiasso s.m. [etimo incerto]. – Chi si vanta di qualità che non ha e di poter fare cose di cui non è capace; spaccone, fanfarone: essere uno s.; fare lo s.; talvolta anche come agg.: un tono, un atteggiamento smargiasso. ◆ Non usato, o raro, il femm. smargiassa. [da treccani.it]

smargiàsso prov. marjasso: alcuno dal gr. MÀRGOS propr. pazzo, insano, indi protervo, arrogante |preposta s intensiva|; ovvero dal gr. SMARAGÍZEIN risuonare, rimbombare: ma all’una e all’altra manca l’intermedio del latino. Piuttosto potrebbe sospettarsi una qualche affinità col germ. marrjan vessare (cfr. Smarrire) o con lo sp. marrar tagliare a pezzi (cfr. Marrano). Bravaccio, millantatore, che dice o si vanta di più di quello che faccia, o piuttosto che molto minaccia colle parole, ma poi teme di venire ai fatti |quasi Martàsso (!) da Marte, dio della guerra, dice il Salvini|. Deriv. Smargiassàre; Smargiassàta; Smargiasserìa; Smargiassòne. [da etimo.it]

smargiàsso agg., s.m. CO Sinonimi CO ammazzasette, ballista colloq., bravaccio, fanfarone, gradasso, guascone, millantatore, sacripante, sballone colloq., sbruffone, spaccone ES fr. blagueur BU spaccamontagne; AD spavaldo CO vanaglorioso Contrari FO discreto, semplice, umile AD modesto CO dimesso. [da demauroparavia.it]

26 marzo 2009

e tu hai le vision?

Filed under: brutte storie — alessandro @ 4:22 pm
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Nostra Signora di Fatima

Nostra Signora di Fatima

Sul portale della Treccani è appena comparsa una video-intervista al professor Luca Serianni, che spiega con pacatezza il processo tramite il quale le parole nuove trovano posto nel dizionario.

Eppure chiunque legga, ascolti la radio o guardi la TV, o a maggior ragione si trovi a dover fare i conti con revisioni e correzioni di testi altrui, si trova quotidianamente sommerso da neologismi, per lo più orrendi.

Ora, io non vorrei che parlassimo e scrivessimo come Dante nella Commedia, né come Manzoni nei Promessi, tantomeno vorrei norme statali a difesa dell’italico idioma come hanno i nostri cugini d’Oltralpe. Mi basterebbe un po’ di accortezza.

Anche perché la penna rossa vorrebbe cambiare e sostituire, quasi fosse animata, la maggior parte di questi significanti. Ma poi si scontra con i vocabolari più di bocca buona nell’accogliere i neologismi (o i forestierismi) tra le proprie pagine: lo Zingarelli mi pare il più pronto, ad esempio.

E di quale autorità posso fregiarmi per contraddire il suddetto dizionario?

Così, ogni volta che mi trovo davanti a una vision, oppure quando maneggio fonti sensibili o altre facezie simili, mi trovo a pregare che i curatori dei dizionari non siano così tanto proattivi da implementare subito i nuovi lemmi nei propri elenchi. Che lascino trascorrere un po’ di tempo, il quale, è noto, porta consiglio.

21 settembre 2008

parole/bis

Filed under: strumenti — alessandro @ 5:19 pm
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I See You, I Watch You, I Scan You, da pietroizzo su Flickr.com

I See You, I Watch You, I Scan You, da pietroizzo su Flickr.com

Avevo appena messo on-line il mio post in cui parlo di dizionari e cose simpatiche del genere. Ma ecco che, nel quasi quotidiano giro tra i blog cui sono più affezionato, capito in quello del mestiere di scrivere. Notiziona. La Treccani, casa editrice della fondamentale enciclopedia e non solo, ha pubblicato un bel sito in cui mette a disposizione dizionario, enciclopedia, dizionario biografico degli italiani, e tante altre cose. Non ho ancora fatto in tempo a utilizzarlo per bene, anche se devo dire che le edizioni cartacee mi sono state spesso utilissime durante gli anni di università. Buon giro nel sito della Treccani.

19 settembre 2008

parole

Filed under: strumenti — alessandro @ 1:14 pm
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"Lui e l'arte di andare nel bosco", L.Mainolfi, da Frankz su Flickr.com

"Lui e l'arte di andare nel bosco", L.Mainolfi, da Frankz su Flickr.com

Le parole sono la sostanza del lavoro redazionale, possono essere lunghe o corte, desuete o nuove, e soprattutto giuste o sbagliate. Ogni parola ha la propria ortografia, una dotazione di accenti, un diverso modo di presentarsi a seconda del genere o del numero.

A volte ci si trova in imbarazzo nello sceglierle, per chi scrive, nel correggerle, per chi revisiona o corregge. Una delle prime cose che ciascuno fa per sciogliere un dubbio è consultare un dizionario. La cosa divertente è che spesso a dizionario diverso corrisponde una definizione diversa, quindi ci si trova a dover confrontare e decidere l’autorevolezza delle proprie fonti. Zingarelli, Devoto-Oli, De Mauro… ci sono tanti dizionari e molti hanno un’edizione on-line. (more…)

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