R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

18 settembre 2009

impara a cinguettar

Filed under: belle storie — alessandro @ 10:44 am
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"Passerotto" da paolofefe - Photography is color su flickr.com

"Passerotto" da paolofefe - Photography is color su flickr.com

[597 battute] Dopo qualche mese su faccialibro mi sono stancato delle sciocche applicazioni (Non ho ancora comprato un negozio in Guerra fra bande, e allora? / Non ho ancora un animaletto in corsa degli animaletti, quindi?) e delle richieste di amicizia farlocche. Ho incontrato nuovamente alcuni amici, ci siamo visti e tanto mi è bastato. Adesso aspetto con ansia la data del Facebook suicide day per eradicare il mio profilo dal web. Nel frattempo mi sono iscritto su Twitter, mi piaceva questa idea della sintesi e l’assenza di applicazioni perditempo. Se qualcuno fosse interessato, questa è la mia pagina.

[327 battute] Faccialibro mi ha stancato con le sue sciocche applicazioni e con richieste fasulle di amicizia. Mi ha fatto piacere incontrare di nuovo qualcuno. Aspetto il Facebook suicide day per eliminare il profilo. Adesso mi sono iscritto su Twitter, per provare la sintesi e non perdere tempo con le applicazioni. Questa è la mia pagina.

[223 battute] Basta con le sciocche applicazioni e le amicizie false di Facebook. Aspetto il Facebook suicide day per cancellarmi da lì. Adesso sono su Twitter per provare la sintesi e non perdermi in sciocchezze. Questa è la mia pagina.

[116 battute] Basta Facebook: troppo tempo perso. Adesso ho un profilo su Twitter: lì provo la sintesi. Se ti va vieni a trovarmi.

21 aprile 2009

se il mondo è già qui

Filed under: libri — alessandro @ 6:16 pm
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Il mondo in una piazza

Il mondo in una piazza

Alcuni libri si fanno leggere volentieri e Il mondo in una piazza di Fiorenzo Oliva è uno di questi. Non tanto, o forse non solo, perché l’autore è un mio caro amico, ma perché in questo diario di un anno tra 55 etnie vive il racconto genuino di un anno a Porta Palazzo, quartiere multietnico per eccellenza della vecchia Torino fabbrica e della nuova Torino alla ricerca confusa di una nuova identità.

Fiorenzo ha un pregio: è capace a scrivere, e attraverso la sua penna vivono le descrizioni dei luoghi della città, prendono forma i volti e gli accenti delle persone che la abitano e si viene a conoscenza di interessanti dati statistici mai presentati in maniera pedante.

Il libro, che si apre con il racconto di uno spiacevolissimo fatto di cronaca di cui l’autore e alcuni amici furono vittime nell’estate del 2002, e la stessa scelta di vivere in quello che la stampa torinese definisce il cuore dello spaccio e della delinquenza immigrata sono stati una sorta di percorso psicoanalitico. Un tentativo analitico ben racchiuso nella frase del cineasta tedesco Rainer Werner Fassbinder riportata in esergo: Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo. Osservare, ascoltare e vedere coi propri occhi per comprendere la realtà. Non già per dare alle stampe un libello ideologico di questa o quella parte politica.

Intenzione preziosa questa del racconto dei fatti (un sano stile giornalistico, di quel giornalismo così raro in questo nostro disgraziato paese) che forse a volte può essere scambiata per accondiscenza o può lasciare intendere che veramente ci sono cose che non siamo in grado di cambiare.

Comunque la vogliate vedere, buona lettura e complimenti a Fiorenzo e ai tipi di Stampa Alternativa per il coraggio e per la buona cura editoriale.

26 marzo 2009

e tu hai le vision?

Filed under: brutte storie — alessandro @ 4:22 pm
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Nostra Signora di Fatima

Nostra Signora di Fatima

Sul portale della Treccani è appena comparsa una video-intervista al professor Luca Serianni, che spiega con pacatezza il processo tramite il quale le parole nuove trovano posto nel dizionario.

Eppure chiunque legga, ascolti la radio o guardi la TV, o a maggior ragione si trovi a dover fare i conti con revisioni e correzioni di testi altrui, si trova quotidianamente sommerso da neologismi, per lo più orrendi.

Ora, io non vorrei che parlassimo e scrivessimo come Dante nella Commedia, né come Manzoni nei Promessi, tantomeno vorrei norme statali a difesa dell’italico idioma come hanno i nostri cugini d’Oltralpe. Mi basterebbe un po’ di accortezza.

Anche perché la penna rossa vorrebbe cambiare e sostituire, quasi fosse animata, la maggior parte di questi significanti. Ma poi si scontra con i vocabolari più di bocca buona nell’accogliere i neologismi (o i forestierismi) tra le proprie pagine: lo Zingarelli mi pare il più pronto, ad esempio.

E di quale autorità posso fregiarmi per contraddire il suddetto dizionario?

Così, ogni volta che mi trovo davanti a una vision, oppure quando maneggio fonti sensibili o altre facezie simili, mi trovo a pregare che i curatori dei dizionari non siano così tanto proattivi da implementare subito i nuovi lemmi nei propri elenchi. Che lascino trascorrere un po’ di tempo, il quale, è noto, porta consiglio.

8 novembre 2008

evocare non è spiegare

Filed under: libri — alessandro @ 3:07 pm
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dungeon, da andrealeev su Flickr.com

dungeon, da andrealeev su Flickr.com

La prima volta che ho incontrato Edward Bunker è stato quasi per caso, grazie alla foto che occhieggiava dalla copertina di uno dei suoi libri in una grande libreria. Era Educazione di una canaglia, e solo più tardi ho scoperto la fama che circondava l’affermato scrittore, attore e sceneggiatore cinematografico. Devo dire che Bunker è diventato in fretta uno degli scrittori che leggo più volentieri.

Forse è grazie al suo stile asciutto e ruvido, oppure è il fascino di ciò che racconta a tenermi incollato alle pagine di molti dei suoi libri che, a ben vedere, sono diversi schizzi di uno stesso paesaggio dell’umanità che si agita nel sottosuolo. È forse fin troppo evidente che sia stata la sua biografia ad armarne la penna; egli stesso, in un’intervista pubblicata sull’Unità qualche anno fa, ebbe a dire: «Per anni non ho fatto che rubare. Avessi avuto soldi, non sarei diventato un criminale. Ma probabilmente non sarei neppure diventato uno scrittore». (more…)

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