R e d a t t o r i s i d i v e n t a (?)

20 giugno 2011

novità in e-book

Alessandro Miglio, Alle barricate!, cover dell'e-bookUn libro elettronico, un esperimento di lavorazione.

Sono partito da un’esperienza a me cara, la rivoluzione spagnola del 1936, ho recuperato una relazione che scrissi all’università e ho seguito tutta la filiera: rilettura, revisione del testo, correzione, impaginazione sotto forma di epub e tutto il contorno di file xhtml e file css.

La copertina è l’elaborazione grafica di un manifesto della CNT (il sindacato anarchico spagnolo) e trovo che il suo significato sia attuale anche a 70 anni di distanza.

Che dire d’altro? Se vi interessa potete leggere qui una recensione, potete acquistarlo qui (costa appena 1,49 euro!) e leggerlo con calma sul vostro reader o sul computer.

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15 settembre 2009

igiene linguistica

Filed under: belle storie — alessandro @ 2:06 pm
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"cleaning" da -sel su Flickr.com

"cleaning" da -sel su Flickr.com

Quando avevo qualche anno di meno, mi piaceva molto riempirmi la bocca di concetti orwelliani: la neolingua, il rovesciamento dei termini (La libertà e schiavitù, La guerra è pace, L’ignoranza è forza) erano senza dubbio un terreno di fertili e inesauribili esempi per descrivere il mondo in cui vivevo.

Dicono che col tempo i furori ideologici si stemperino, così da condurre tutti a una riconquistata ragionevolezza o acquiscenza, eppure oggi, a distanza di dieci-quindici anni, mi pare che la distopia orwelliana continui a essere una metafora molto efficace per il mondo attuale.

È proprio per questo che mi ha fatto molto piacere leggere l’articolo “in copertina” di «Internazionale» n. 812, dedicato al 1989 e intitolato L’anno delle speranze.

Anni di letture di testi in cui gli avvenimenti del 1989 nell’Europa orientale venivano descritti come incomprensibili “cadute” di dittatori e muri, vengono semplicemente spazzati via dal racconto di Neal Ascherson.

Il giornalista e storico scozzese, allievo di Eric Hobsbawm, fa piazza pulita delle ambiguità e delle mezze parole: i muri sono stati abbattuti, le popolazioni dell’est hanno dato vita a rivolte e rivoluzioni.

Grazie Ascherson (e grazie anche alla traduttrice Bruna Tortorella) per l’esercizio di igiene linguistica e concettuale.

25 agosto 2009

letture estive

Torre - Tower da frescoooo su Flickr.com

"Torre - Tower" da frescoooo su Flickr.com

Agosto dedicato a numerose letture. Complici il gran caldo, un soggiorno in Val Chisone e la presenza fresca fresca della fantastica creaturina che è venuta ad allietare giorni e notti miei e della mia compagna. Così ho smaltito un po’ la “colonna infame” di volumi acquistati e/o presi in prestito, colpevolmente letti a rilento nei mesi precedenti a causa di letture lavorative non sempre gradevoli. In rigorso ordine di lettura e tralasciando La solitudine dei numeri primi, che forse, se ne avrò voglia, meriterà un post tutto suo, ecco i fantastici dieci:

Brigate rosse: nel cuore dello stato, di Renato Scarola, edito da Prospettiva edizioni. La pubblicistica sul fenomeno delle BR e del terrorismo rosso e nero è abbondante, basta girare tra gli scaffali di qualsiasi libreria degna di tale nome, eppure devo dire che è un filone che non mi ha mai appassionato più di tanto. Il libro di Renato Scarola, una volta superati alcuni intenti didascalici e pedagogici forse un po’ ridondanti, acquisisce il pregio della scorrevolezza e lascia a bocca aperta un profano come me di fronte alle sconvolgenti rivelazioni di doppi e tripli giochi tra Stato, terroristi, logge, servizi, partiti, malavita.

Troppo buoni con le donne, di Raymond Queneau, Einaudi. Il buon Queneau, merito forse anche del traduttore Giuseppe Guglielmi, non smette mai di farmi divertire come un pazzo con i personaggi e le ambientazioni surreali dei suoi romanzi. Questo, ambientato in Irlanda durante una rivolta a inizio Novecento, forse non è ai livelli dei Fiori blu e di Zazie nel metrò, ma vale comunque la pena leggerlo. (more…)

21 aprile 2009

se il mondo è già qui

Filed under: libri — alessandro @ 6:16 pm
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Il mondo in una piazza

Il mondo in una piazza

Alcuni libri si fanno leggere volentieri e Il mondo in una piazza di Fiorenzo Oliva è uno di questi. Non tanto, o forse non solo, perché l’autore è un mio caro amico, ma perché in questo diario di un anno tra 55 etnie vive il racconto genuino di un anno a Porta Palazzo, quartiere multietnico per eccellenza della vecchia Torino fabbrica e della nuova Torino alla ricerca confusa di una nuova identità.

Fiorenzo ha un pregio: è capace a scrivere, e attraverso la sua penna vivono le descrizioni dei luoghi della città, prendono forma i volti e gli accenti delle persone che la abitano e si viene a conoscenza di interessanti dati statistici mai presentati in maniera pedante.

Il libro, che si apre con il racconto di uno spiacevolissimo fatto di cronaca di cui l’autore e alcuni amici furono vittime nell’estate del 2002, e la stessa scelta di vivere in quello che la stampa torinese definisce il cuore dello spaccio e della delinquenza immigrata sono stati una sorta di percorso psicoanalitico. Un tentativo analitico ben racchiuso nella frase del cineasta tedesco Rainer Werner Fassbinder riportata in esergo: Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo. Osservare, ascoltare e vedere coi propri occhi per comprendere la realtà. Non già per dare alle stampe un libello ideologico di questa o quella parte politica.

Intenzione preziosa questa del racconto dei fatti (un sano stile giornalistico, di quel giornalismo così raro in questo nostro disgraziato paese) che forse a volte può essere scambiata per accondiscenza o può lasciare intendere che veramente ci sono cose che non siamo in grado di cambiare.

Comunque la vogliate vedere, buona lettura e complimenti a Fiorenzo e ai tipi di Stampa Alternativa per il coraggio e per la buona cura editoriale.

10 aprile 2009

il mestiere di riflettere

Filed under: libri — alessandro @ 12:17 pm
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Il mestiere di riflettere

Il mestiere di riflettere

Questo libro che narra “storie di traduttori e traduzioni” mi interessava da tempo. Ne ho letto diverse recensioni e commenti di segno opposto su blog e su Anobii. Poi conosco personalmente una delle autrici, con la quale condivido l’impegno per migliorare questo nostro mondo (in senso ampio, non quello claustrofobico editoriale…), mentre un’altra autrice è Denise, che non conosco (ancora) di persona ma della quale seguo con attenzione il blog.

Il libro mi è piaciuto, anche se in realtà i racconti che lo compongono sono dotati di autonoma vita propria, perciò il giudizio potrebbe essere altrettanto diversificato.

Ciò che è maggiormente interessante è la restituzione di un mestiere, dei percorsi compiuti per arrivarci e delle gioie e dei dolori quotidiani.

Forse troppo spesso si tende a dipingere una sorta di agiografia del mestiere del traduttore e devo dire che ho trovato alcuni interventi decisamente sopra le righe.

Altro elemento simpatico è la costante lotta che il traduttore tende a ingaggiare con il redattore-revisore. A volte mi ha dato fastidio leggere accenni un po’ sprezzanti, ma devo dire che spesso, in veste di redattore, mi sono trovato anche io a maledire il traduttore di turno e altrettante volte il grafico-impaginatore. Forse solo chi pratica entrambi i mestieri ha avuto la sensibilità per capire che i due ruoli si completano e, mi viene da dire, forse sarebbe necessario che dialogassero di più. Proposito complicato se non si vive insieme in redazione, ma ognuno sta rintanato nella propria tana.

Complimenti a  Federica D’Alessio e Chiara Marmugi per la loro spassosissima pièce “Sei mani per un vampiro”!

9 agosto 2008

nuovo quaderno

Filed under: Uncategorized — alessandro @ 9:02 pm
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Villasecca

Villasecca

Le città dovrebbero essere costruite in campagna,

dove l’aria è più salubre

(Henri Monnier)

Quando abbiamo deciso di andare a vivere in campagna pensavamo ai vicini cortesi e sorridenti, sempre disponibili per due parole o per darti una mano; al silenzio, quello vero, privo del rumore di fondo della città, all’aria pulita e alle piante e ai fiori.

Be’, in effetti è andata abbastanza così, almeno per ciò che riguarda i vicini, l’aria e la vegetazione…

Però non immaginavamo il chiasso. Pensavamo di andare a vivere in un tranquillo posto di campagna. Avevamo sottovalutato la tenacia felina di quegli onesti lavoratori, dediti a caricare mattoni su autocarri sul far del giorno o a tagliare l’erba dopo pranzo.

Così abbiamo deciso di tornare in città. Chiasso ce n’è anche qui, forse un po’ più che in campagna, se devo dirla tutta. Ma non è stato solo il baccano ad allontanarci dalle lande boscherecce. Motivi positivi, vedere le persone che conosciamo, intraprendere una nuova professione.

Insomma il vecchio quaderno è finito. Ora ne cominciamo uno nuovo.

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